Quella tecnologia che ci fa perdere 19 giorni di lavoro

Mercoledì, 22 Marzo 2017 10:07

 

Da una ricerca (dal titolo “Il futuro del lavoro, il lavoro del futuro”) commissionata a Censuswide da Sharp in 9 paesi europei, è emerso che il 64% degli impiegati (ne sono stati intervistati 6000) è insoddisfatto e scarsamente motivato sul lavoro a causa proprio della tecnologia obsoleta e dei metodi di lavoro “antiquati”. Ad aggravare lo scenario, c’è un 28% che descrive il posto di lavoro opprimente e solo il 19% a ritenerlo stimolante.

shHmILyIl punto debole sembrerebbe essere proprio la tecnologia, indicata dal 44% degli intervistati come restrittiva, frustrante: il 26% ha più volte fatto finta che il dispositivo non funzionasse pur di non utilizzarlo e il 39% dichiara di preferire usare in ufficio i propri dispositivi personali. In Italia ben il 53% ha affermato di lavorare in un’azienda non aggiornata dal punto di vista tecnologico.

Oltre ad essere origine di scarsa motivazione e malumori, portando il lavoratore a non svolgere in maniera efficiente l’attività quotidiana, la tecnologia obsoleta ha un impatto notevole sul business. Se oltre due terzi dei lavoratori dichiara che sarebbe più produttivo se l’ufficio fosse dotato di una tecnologia migliore, il 46% sarebbe anche più motivato e il 40% riuscirebbe ad essere più creativo, ci soffermiamo sul dato che secondo me è il più interessante di tutti: sempre secondo la ricerca Sharp, a causa della tecnologia “datata” si perdono ben 19 giornate lavorative all’anno. Se consideriamo weekend e festivi, quasi un mese lavorativo.

In pratica ogni anno perdiamo un mese di lavoro a causa della tecnologia obsoleta!

QUEI MINUTI CHE FANNO ORE

timelostÈ un dato realistico per quanto incredibile.

Ad esempio si perdono oltre 10 minuti al giorno per aspettare la stampa di documenti, oltre 20 per ricercare file sul server, a causa della mancanza di strumenti di ricerca adatti, l’attesa dell’avvio degli strumenti e del caricamento di materiale audio/video costano 8 minuti al giorno… e così via.

Ma non parliamo solo dell’adozione di tecnologie innovative… non solo le macchine sono causa di perdite di tempo, ma anche le competenze dei lavoratori e la loro preparazione danno il loro contributo. Mentre il lavoratore italiano, nel 42% dei casi, se la prende con gli altri dichiarando che se si perde tempo con la tecnologia è colpa dei colleghi che non sanno usare stampanti e scanner (dalla questa ricerca sembra quasi che la stampante multifunzione sia una sorta di mostro ipertecnologico impossibile da controllare), quasi metà degli intervistati dichiara anche di non saper archiviare documenti sul cloud. Emergono criticità anche con applicazioni di uso quotidiano e programmi base come Word e Power Point: oltre 13 minuti al giorno sono spesi per spiegare al vicino di scrivania come funzionano.

prehistoric computer 2Uno dei problemi sarebbe che nelle aziende lavora ancora una grande percentuale di “analogici”, termine con cui Domenico De Masi, docente e sociologo dell’Università "La Sapienza" di Roma, indica non solo chi è poco propenso all’uso delle moderne tecnologie, ma ne fa una questione culturale, generazionale, quasi “evolutiva”, individuando nella chiusura e nella rigidità mentale i fattori principali che li differenziano dai “digitali”, maggiormente calati nella modernità, che adottano un modello di vita che li rende più aperti e flessibili.

Carlo Alberto Tenchini, Direttore marketing di Sharp Italia, ha dichiarato: «Entro i prossimi 10 anni, i Millennial saranno la maggior parte della nostra forza lavoro, è quindi importante che impariamo dai lavoratori più giovani a dare il benvenuto a nuove idee e nuove intuizioni, e a fornire una tecnologia per dispositivi di consumo più intelligente e facile da usare

 

UN FRENO ALLA TRANSFORMATION

Vengono così delineati i due fattori che si pongono come freno alla digital transformation:

- fattori tecnologici, con l’utilizzo diffuso di tecnologie obsolete e poco performanti;

- fattori culturali.

Recycled ComputersSu entrambi, a mio avviso, dati interessanti arrivano anche da un altro studio, quello condotto da Fujitsu su oltre 500 responsabili IT di grandi aziende in diversi Paesi europei. Secondo il 57% le proprie infrastrutture IT faticano a tenere il ritmo delle esigenze che la digitalizzazione impone. Un ritmo che non ha precedenti nella storia.

Tra queste aziende, solo il 10% si ritiene leader nella digital transformation, e solo il 17% ritiene che la digital transformation sia una questione praticamente di vita o di morte.

Detto ciò, sembrerebbe che il problema principale sia per tutte quelle aziende “non native digitali”, che si trovano ora costrette non solo ad affrontare nuovi player sul mercato “digital natives” e non solo a rinnovare le infrastrutture IT, ma anche a infondere una cultura digital nei dipendenti ma soprattutto a rielaborare un modello di business competitivo e al passo con i tempi.

Un ulteriore dato interessante è che solo il 6% utilizza tool di collaborazione e solo il 20% delle aziende ha effettuato la migrazione delle applicazioni sul web/cloud e continuano a far girare i processi critici su software sviluppati decenni fa. Tuttavia questo è un modello che sta iniziando a mostrare i primi cedimenti: infatti ci si aspetta che nei prossimi 12/36 mesi questa percentuale sia almeno raddoppiata.

D’altronde

non c’è digital transformation se non c’è trasformazione applicativa.

 

Davide Fiore

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