Smart working: il mondo è il tuo ufficio

Mercoledì, 19 Ottobre 2016 14:01

 

COS'È LO SMART WORKING

Il fenomeno dello smart working è approdato in Italia in maniera prorompente, tanto che una grande azienda su tre lavora all’insegna della “flessibilità”, per un totale di circa 250mila lavoratori coinvolti. Come ha evidenziato l’Osservatorio della School of Management del Politecnico di Milano, si è passati dal 17% dello scorso anno al 30% del 2016 per quanto riguarda i progetti ‘smart’ adottati dalle grandi aziende. Diversa la situazione nelle PMI dove solo il 5% opera in modalità smart, sicuramente a causa di barriere culturali e della mancanza di consapevolezza dei benefici per l’azienda e per i collaboratori. Grazie alla progettazione degli spazi di lavoro, alla social collaboration e gli strumenti digitali, i lavoratori smart (smart workers) evidenziano, infatti, benefici per quanto riguarda sia la carriera e le prestazioni lavorative, che nel work-life balance, con un conseguente miglioramento nella realizzazione personale.

smartworkingforall

Ma cos’è lo smart working e come funziona? È un’evoluzione del metodo di lavoro con la riorganizzazione del tempo e dello spazio e della loro fruizione. Il suo vero tratto distintivo è che contano i risultati che un lavoratore è in grado di garantire e non le ore che dedica all’azienda. Insomma, il cartellino diventa uno strumento non necessario, tanto che, soprattutto per alcune figure professionali, parte del lavoro può essere svolto da casa o da qualsiasi altro posto. In tal modo basta stress da traffico mattutino e più tempo da dedicare alla famiglia e a possibili incombenze. A livello di produttività individuale, secondo l’analisi del Politecnico di Milano, si avrebbe un aumento del 20% semplicemente lavorando 2 giorni a settimana da casa. 

Da non trascurare anche i vantaggi in ottica ecologica: diminuzione delle emissioni di CO2 grazie ad un uso meno frequente della nostra auto o del nostro scooter, meno traffico, città meno caotiche, uffici più piccoli, abbattimento dei costi di gestione e risparmio su riscaldamento e luce. Altra parola chiave è collaborazione. Grazie alle nuove tecnologie (anche mobile), gli strumenti di condivisione e archiviazione di documenti, di instant messaging, all’evoluzione degli strumenti digitali (si pensi alle piattaforme di digital collaboration, come Slack o del social aziendale Workplace by Facebook di cui abbiamo già parlato), tra colleghi si può collaborare anche a distanza su progetti, fare brainstorming e riunioni senza doversi allontanare dalla propria cucina o dal bar sotto casa. Il mondo potrebbe diventare uno stimolante ed immenso ufficio

Avvertenze e controindicazioni

La vera sfida per lo smart working sarà quella di diffondersi nelle PMI e nella Pubblica Amministrazione.

Per poter inaugurare un progetto di smart working all’interno della propria azienda è necessario non solo rielaborare gli spazi (che diventano ampi e condivisi, orientati anche al coworking, nonché con un occhio di riguardo al design) e i tempi, ma occorre un’adeguata governance dei sistemi e la garanzia di servizi che possano assicurare il massimo della produttività individuale. Altrettanto fondamentale è gestire la comunicazione e la collaborazione, definire piattaforme di gestione unificate, garantire sicurezza e privacy e definire un management by objectives. Tutti i componenti dell’organizzazione sono coinvolti e interconnessi: per esempio l’Hr dovrà interagire con l’IT e il top management. Secondo Mariano Corso, responsabile scientifico dell’osservatorio smart working, c’è bisogno di abbattere alcune barriere culturali, ma è necessario anche «agire su tre elementi: l’allineamento strategico rispetto alle priorità strategiche aziendali e agli obiettivi delle persone coinvolte, uno stile di leadership che preveda coinvolgimento dei collaboratori nel processo decisionale e delega ai collaboratori, comportamenti delle persone caratterizzati da proattività e intelligenza collaborativa».

Tutto qui? Non proprio. Nel city road street buildings"foglietto illustrativo" dello smart working risulta anche qualche controindicazione. Secondo quanto riportato da una ricerca dell’Università La Sapienza di Roma, condotta su 42 dipendenti del comune di Torino (che ha iniziato ad adottare lo smart working), tra gli effetti indesiderati potrebbe esserci l’effetto Stackanov: i dipendenti potrebbero essere così preoccupati di dimostrare la propria produttività da lavorare ben oltre le esigenze e le richieste dell’azienda. Un secondo possibile effetto è che chi lavora da casa potrebbe farsi carico così tanto delle incombenze familiari da appesantire la giornata con una serie di attività stressanti. Insomma, «un’adozione efficace dello smart working richiede una crescita di maturità, di autodisciplina e di autonomia».

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